domenica 21 novembre 2010

Il Libro di Giobbe - Decimo appuntamento

Torna l'appuntamento con Il Libro di Giobbe che continua il suo racconto con la risposta di Giobbe all'amico Zofar il Naamatita:


1Giobbe allora rispose:
2È vero, sì, che voi siete la voce del popolo
e la sapienza morirà con voi!
3Anch'io però ho senno come voi,
e non sono da meno di voi;
chi non sa cose simili?
4Ludibrio del suo amico è diventato
chi grida a Dio perché gli risponda;
ludibrio il giusto, l'integro!
5"Per la sventura, disprezzo", pensa la gente
prosperosa,
"spinte, a colui che ha il piede tremante".
6Le tende dei ladri sono tranquille,
c'è sicurezza per chi provoca Dio,
per chi vuol ridurre Dio in suo potere.
7Ma interroga pure le bestie, perché ti
ammaestrino,
gli uccelli del cielo, perché ti informino,
8o i rettili della terra, perché ti istruiscano
o i pesci del mare perché te lo faccian sapere.
9Chi non sa, fra tutti questi esseri,
che la mano del Signore ha fatto questo?
10Egli ha in mano l'anima di ogni vivente
e il soffio d'ogni carne umana.
11L'orecchio non distingue forse le parole
e il palato non assapora i cibi?
12Nei canuti sta la saggezza
e nella vita lunga la prudenza.
13In lui risiede la sapienza e la forza,
a lui appartiene il consiglio e la prudenza!
14Ecco, se egli demolisce, non si può ricostruire,
se imprigiona uno, non si può liberare.
15Se trattiene le acque, tutto si secca,
se le lascia andare, devastano la terra.
16Da lui viene potenza e sagacia,
a lui appartiene l'ingannato e l'ingannatore.
17Rende stolti i consiglieri della terra,
priva i giudici di senno;
18scioglie la cintura dei re
e cinge i loro fianchi d'una corda.
19Fa andare scalzi i sacerdoti
e rovescia i potenti.
20Toglie la favella ai più veraci
e priva del senno i vegliardi.
21Sui nobili spande il disprezzo
e allenta la cintura ai forti.
22Strappa dalle tenebre i segreti
e porta alla luce le cose oscure.
23Fa grandi i popoli e li lascia perire,
estende le nazioni e le abbandona.
24Toglie il senno ai capi del paese
e li fa vagare per solitudini senza strade,
25vanno a tastoni per le tenebre, senza luce,
e barcollano come ubriachi.

COMMENTO

Giobbe ha utilizzato espressioni molto profonde che non tralasciamo di analizzare per meditare sul senso di alcune cose. Innanzitutto colpisce la frase: a Lui appartiene l'ingannato e l'ingannatore. Questa frase racchiude in sé un senso profondo sull'appartenenza dell'uomo a Dio: giusto o peccatore l'uomo non cessa di essere la creatura del Signore e nessuno può dire che il peccatore non ha più speranze poiché la Misericordia di Dio è per tutti. Un'altra frase che colpisce, soprattutto in questi periodi nei quali stiamo assistendo ad alluvioni e allagamenti da ogni parte, è la seguente: Se trattiene le acque, tutto si secca, se le lascia andare, devastano la terra. Infatti nessun uomo può interrompere la siccità né può comandare al cielo di chiudere le sue cataratte, ma solo Dio ha il potere di farlo.  Un'altra frase di Giobbe ci fa riflettere sulla brevità della menzogna: Strappa dalle tenebre i segreti e porta alla luce le cose oscure. Per quanto un uomo si dia da fare per occultare le sue magagne, non potrà mai fuggire lo sguardo di Dio che scruta ogni cosa. E infine per quanto riguarda la meditazione delle frasi, soffermiamoci sulla seguente: Fa andare scalzi i sacerdoti e rovescia i potenti. Cosa ci ricorda questa frase, in particolare la parte finale, se non il Magnificat? Ha rovesciato i potenti dai troni. Dove c'è ingiustizia, soppressione, regimi, dove tutto sembra irrisolvibile, la potente destra del Signore rovescia portentosamente gli iniqui che sopprimono i popoli. Dunque Giobbe risponde al suo amico Zofar dimostrando di non aver perso il senno, anzi egli stesso dice all'amico "anch'io ho senno come voi". Agli occhi degli amici infatti Giobbe sembra aver perso la ragione, e anzi invece di confortare il loro amico che si trova nel dolore per le numerose prove che egli sta vivendo, lo rimproverano volendo dimostrare ch'essi siano più saggi di lui, un po' come i farisei con Gesù. Solo Dio può comprendere il disagio dell'uomo e aiutarlo totalmente. Giobbe ha già a che fare con una sofferenza inimmaginabile e come se non bastasse i suoi amici rincasano la dose. C'è sempre un atteggiamento saccente da parte degli stolti dinnanzi alla pagliuzza nell'occhio del prossimo. Zofar poi sembra più duro di Bildad. Un uomo deve saper confortare gli afflitti con dolcezza e dar loro l'esempio dell'umiltà e dell'obbedienza al Signore e se proprio deve parlare, siano le sue parole piene di grazia e non ricolme di prepotenza, non parole di chi vuol far credere di saperla lunga.

Seguiamo l'esempio di Gesù Cristo e dei Santi, lasciamoci riempire e trasportare dalla Grazia e sappiamo accostarci agli afflitti non come Zofar, ma come Gesù ci insegna.

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