sabato 5 novembre 2011

Il Sabato dei Salmi - Salmo 77 - Meditazione sul passato di Israele

Salmo 77   

Meditazione sul passato di Israele 
[1]Al maestro del coro. Su «Iditum». Di Asaf.Salmo.
[2]La mia voce sale a Dio e grido aiuto;
la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.
[3]Nel giorno dell'angoscia io cerco ilSignore,
tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca;
io rifiuto ogni conforto.
[4]Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito. 

[5]Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e senza parole.
[6]Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
[7]Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
rifletto e il mio spirito si va interrogando. 

[8]Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?
[9]E' forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?
[10]Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell'ira il suo cuore? 

[11]E ho detto: «Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell'Altissimo».
[12]Ricordo le gesta del Signore,
ricordo le tue meraviglie di un tempo.
[13]Mi vado ripetendo le tue opere,
considero tutte le tue gesta. 

[14]O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?
[15]Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra le genti.
[16]E' il tuo braccio che ha salvato il tuo popolo,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. 

[17]Ti videro le acque, Dio,
ti videro e ne furono sconvolte;
sussultarono anche gli abissi.
[18]Le nubi rovesciarono acqua,
scoppiò il tuono nel cielo;
le tue saette guizzarono.
[19]Il fragore dei tuoi tuoni nel turbine,
i tuoi fulmini rischiararono il mondo,
la terra tremò e fu scossa. 

[20]Sul mare passava la tua via,
i tuoi sentieri sulle grandi acque
e le tue orme rimasero invisibili.
[21]Guidasti come gregge il tuo popolo
per mano di Mosè e di Aronne. 


Il salmo 77 è una preghiera di lamento e di fiducia nella quale è implorato l’intervento reale, storico ed efficace di Dio contro l’incombere di una minaccia. Il salmista è sconcertato per l’abbandono e l’indifferenza di Dio nei confronti del suo popolo e lancia al Dio dell’Alleanza un grido di aiuto. È un singolo che propone un problema collettivo e nazionale. Egli mette al centro solo il mistero di Dio, di un Dio nascosto, il cui agire sembra indecifrabile, ma che prima o poi si rivelerà come il Dio dell’Alleanza. Per questo il salmo dal tono del lamento diventa progressivamente un inno di lode e di fiducia. E questa fiducia nasce dalla contemplazione dell’opera di salvezza compiuta da Dio in tutti i tempi.
Questo salmo ci offre un grande esempio: in fondo ciò che sta a cuore al salmista è la sorte di tutta la comunità dei credenti, e questa è per lui più importante delle sue preoccupazioni per la propria sorte individuale. Vi è dunque qui, in qualche modo, lo spirito del "Padre nostro" che si concretizza nella solidarietà umana, come esige costantemente il Dio della Rivelazione. Contemplando e celebrando gli eventi che sono all’origine della storia della salvezza, ci è data la possibilità di guardare con occhi nuovi l’orizzonte, sempre misterioso, della storia.
Commento dei padri della chiesa
v. 2 "Questo salmo è cantato da colui che non domanda a Dio nient’altro che lui stesso, che ama Dio gratuitamente, che gli offre il sacrificio volontario (cfr. Sal 54,8)" (Agostino).
"Salmo cantato da colui che oltrepassa tutto per non desiderare che Dio con tutta la sua volontà e la sua retta intenzione. È agitato, oscilla tra il timore e la speranza: ora perde il coraggio per il timore; ora supera il suo stesso cedimento con una speranza buona e si trova consolato" (Ruperto).
v. 3 "Il salmista ci insegna a superare noi stessi nella prova: mi rivolgo a Dio, nella tribolazione è lui che cerco" (Eusebio).
"Nella tribolazione non cercare la liberazione o questa o quella cosa: cerca Dio" (Agostino).
"Quelli che si preoccupano delle cose terrene, nella tribolazione si augurano di essere liberati. Il salmista, come se fosse tranquillo o ignorasse i suoi mali, cerca con tutto il desiderio la contemplazione del Signore. Sua unica consolazione è tendere costantemente a Dio" (Cassiodoro).
"Pregando giorno e notte non ho corso invano, non ho pensato invano, non sono stato deluso" (Atanasio).
v. 4 "Nulla consola l’anima come il ricordarsi di Dio" (Origene).
"Il ricordo di Dio basta per la mia gioia. Se rifletto su di me, il mio spirito è nell’avvilimento; ma se penso a Dio, sono pieno di gioia. E anche quando lo cerco con le mie mani di notte, a tastoni, lo sento vicino. Non mi inganno, è presente, sento che ascolta la mia voce con benevolenza" (Eusebio).
"Ricorrendo a ragioni umane, ho perso coraggio" (Atanasio).
"Non voglio altra consolazione che il ricordo di Dio: se penso ai miei mali mi scoraggio" (Teodoreto).
v. 5 "Considerando i miei peccati, non osavo alzare gli occhi al cielo... Prima che gli altri vegliassero, io già vegliavo" (Girolamo).
"È turbato dal ricordo dei peccati degli uomini. Tace in questa notte profonda ove non penetra la consolazione umana" (Cassiodoro).
v. 6 "Mi domando perché ci allontani tu che ti sei preso così gran cura dei nostri padri" (Teodoreto).
v. 7 "Scruta il suo spirito; vi trova la tristezza e il suo cuore viene meno" (Agostino).
v. 8 "Com’è che un tempo Dio salvava il suo popolo e ora lo respinge?" (Atanasio).
"Dio respingerà per sempre? Non può continuare a compiacersi della disfatta dei suoi servi. Dovrà pur ricevere i fuggitivi pentiti" (Agostino).
"Sì, verrà un giorno in cui Dio ricomincerà a compiacersi del genere umano: è il tempo dell’incarnazione" (Cassiodoro).
vv. 9 -10 "Non è possibile che Dio muri come in una muratura la fonte della sua misericordia" (Teodoreto).
"È più facile a Dio trattenere la sua ira che trattenere la sua misericordia" (Agostino).
"Potrà trattenere la sua misericordia? Non si poteva esprimere in modo più mirabile: come se egli si facesse forza per non fare misericordia; e finalmente la misericordia vince" (Girolamo).
v. 11 "In altri tempi la destra del Signore faceva prodigi per il suo popolo; ma ora c’è un cambiamento. È per me dolore e ferita" (Eusebio).
"Sono io che ho cominciato: ho peccato e mutato di conseguenza l’atteggiamento di Dio. Il mutamento della destra di Dio è una sofferenza, perché dalla destra di Dio non viene che del bene" (Teodoreto).
"Soffro non per crudeltà di Dio, ma per i miei peccati" (Girolamo).
v. 12 "Ho pensato a tutto il bene che tu hai fatto loro e a tutto il male che essi ti hanno fatto" (Atanasio).
"I tuoi benefici passati mi ridanno coraggio" (Teodoreto).
"Considero incessantemente come tu facesti misericordia ai nostri padri e non dispero di me" (Girolamo).
"Promette di scrutare sempre le Scritture. Più vi si attinge, più le si trova dolci" (Cassiodoro).
vv. 13-14 "Mi rendo conto che, se un tempo fece meraviglie per un popolo, oggi li salva tutti... Oggi, invece di riscattare Giacobbe e Giuseppe, tu fai conoscere la tua potenza in tutte le nazioni" (Eusebio).
«La via di Dio è il Cristo: "Io sono la via" (Gv 14,6)» (Girolamo).
"Nessuno viene al Padre se non per mezzo del Cristo" (Atanasio).
vv. 15-16 "La potenza di Dio è il Cristo crocifisso (cfr. 1Cor 1,23-24)" (Agostino).
"La potenza di Dio è il mistero del Cristo, nascosto dal principio e ora reso noto fra i popoli (cfr. Col 1,26-27)" (Girolamo).
vv. 17-19 "Le acque ti hanno visto e riconosciuto al mar Rosso, al Giordano (entrata nella terra promessa al tempo di Giosuè) e al tuo battesimo nel Giordano" (Eusebio).
"Gesù minacciò il mare ed esso si placò (cfr. Mt 8,26)" (Atanasio).
"Le nubi che rovesciano acqua, il tuono e le saette sono la predicazione del vangelo. I lampi sono i carismi dello Spirito santo" (Eusebio).
v. 20 "La via di Dio è il mar Rosso, il Giordano e le vie insondabili del Signore" (Origene).
"Tu sei invisibilmente presente. Come camminavi davanti al tuo popolo quando attraversava il mar Rosso, tu guidi invisibilmente tutti gli uomini alla salvezza" (Eusebio).
"È il Signore che guida invisibilmente la diffusione del vangelo" (Atanasio).
"Cammina sulle acque, coi suoi piedi di carne, lui al quale il salmista cantava in anticipo: Nel mare è la tua via, i tuoi sentieri nelle grandi acque. Ciò significa: tu calpesti i cuori gonfi degli orgogliosi, tu annienti i desideri disordinati della carne, giustificando gli empi, ma umiliando i superbi (cfr. Mt 9,13). E poiché questo avviene in maniera invisibile, aggiunge: E le tue orme rimasero invisibili" (Bernardo).
v. 21 "Le verghe di Mosè e di Aronne, guide del popolo di Dio, erano un’immagine della croce" (Esichio di Gerusalemme).
"Per mano di Mosè con la legge. Per mano di Aronne col sacerdozio" (Girolamo).

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