martedì 24 gennaio 2012

La Città di Dio - XLVIII parte

Dopo un giorno di lutto che abbiamo voluto dedicare alla nostra Patrizia, torniamo a fare quello che lei ci ha sempre spinti a fare. Continuiamo dunque la lettura del capitolo quinto:

Libro quinto
VISIONE IRRAZIONALISTA E RAZIONALISTA DELLA STORIA


10. 1. Pertanto non si deve avere tanta paura della necessità. Avendone paura gli stoici si affaticarono a distinguere le cause delle cose in maniera da esimerne alcune dalla necessità e di assoggettarne altre. Fra quelle che considerarono libere dalla necessità hanno posto anche le nostre volontà perché non sarebbero libere se fossero soggette alla necessità. Se si deve considerare nostra necessità la condizione che non è in nostro potere e che, anche se noi non vogliamo, effettua ciò che è in suo potere, come è la necessità della morte, è chiaro che la nostra volontà, con cui si vive autenticamente o banalmente, non è soggetta a una necessità di questo tipo. Infatti compiamo molte azioni che non compiremmo se non volessimo. A questa categoria appartiene il volere stesso perché, se vogliamo, esiste, se non vogliamo, non esiste. Non vorremmo se non volessimo. Se al contrario necessità significa la condizione con cui s'intende che è necessario che una cosa abbia questa essenza o avvenga in questo modo, non capisco perché si teme che ci tolga la libertà del volere. Infatti non s'intende considerare soggetta alla necessità la vita e la prescienza di Dio, se si afferma la necessità che Dio vive nell'eternità e che ha prescienza di tutto. Allo stesso modo non si diminuisce il suo potere quando si dice che egli non può morire e ingannarsi. Non lo può appunto perché se lo potesse avrebbe minor potere. Eppure con ragione si dice che è onnipotente sebbene non possa morire e ingannarsi. Si dice onnipotente perché fa ciò che vuole, non perché subisce ciò che non vuole; se questo si verificasse in lui, non sarebbe affatto onnipotente. E appunto perché è onnipotente non può alcune cose. Affermare che necessariamente, quando si vuole, si vuole con il libero arbitrio è senza dubbio affermare il vero, ma non per questo il libero arbitrio si considera soggetto alla necessità che toglie la libertà. C'è dunque una nostra volontà ed essa è causa efficiente di ogni azione che si compie volendo e che non sarebbe compiuta se non si volesse. Ed anche se un individuo subisce senza volere un'azione dalla volontà degli altri, anche in questo caso la volontà influisce sebbene non la sua, comunque volontà umana, ma il potere è di Dio. Infatti se fosse soltanto volontà e non potesse ciò che vuole, sarebbe impedita da una volontà superiore, ma anche in questo caso la volontà rimane volontà e non di un altro ma di colui che vuole, anche se non può effettuare ciò che vuole. Ne consegue che non deve attribuire l'influsso che subisce indipendentemente dal proprio volere a volontà umane o angeliche o di altro spirito creato ma di colui che concede di influire a chi usa la volontà.

10. 2. Dunque non perché Dio ha conosciuto per prescienza ciò che avverrà nella nostra volontà, non si dà nulla in potere della nostra volontà. Infatti se ha previsto questo fatto, ha previsto qualche cosa. Quindi se colui che ha previsto ciò che sarebbe avvenuto nella nostra volontà, non ha previsto un nulla ma qualche cosa; certamente anche se egli ne ha prescienza, c'è qualcosa in potere della nostra volontà. Pertanto non si è costretti o affermando la prescienza di Dio a negare l'arbitrio della volontà o affermando l'arbitrio della volontà a negare che Dio è presciente del futuro. Sarebbe questa un'affermazione empia. Noi cristiani accettiamo l'uno e l'altro, affermiamo per fede e ragione l'uno e l'altro, la prescienza per creder bene, l'arbitrio per viver bene. Si vive male se di Dio non si pensa bene. Per volere liberamente non si deve negare la sua prescienza, perché col suo aiuto siamo o saremo liberi. Quindi non è inutile che vi siano le leggi, le punizioni, i consigli, le lodi e i rimproveri, perché Dio ha conosciuto per prescienza che si sarebbero verificati; inoltre influiscono moltissimo nei limiti in cui egli ha conosciuto per prescienza che avrebbero influito. Così influiscono le preghiere per ottenere i favori che egli ha conosciuto per prescienza di concedere a chi prega; e giustamente sono stati stabiliti premi per le buone azioni e castighi per i peccati. Ma l'uomo non pecca perché Dio ha conosciuto per prescienza che avrebbe peccato. Anzi è innegabile che pecca, quando pecca, perché Dio, la cui prescienza non può fallire, non ha conosciuto per prescienza che il destino, o il caso o altro di simile, ma che proprio lui avrebbe peccato. Se non vuole non pecca, ma se non vorrà peccare, anche questo Dio ha conosciuto per prescienza.

11. Dunque il Dio sommo e vero con il Verbo e con lo Spirito Santo, che sono una sola essenza in tre persone, è un solo Dio onnipotente, creatore e fattore dell'universo spirituale e sensibile. Partecipando di lui sono felici tutti gli esseri che sono felici nella verità e non nella menzogna. Egli ha creato l'uomo come animale ragionevole composto di anima e di corpo e non ha permesso che dopo il peccato rimanesse impunito ma non lo ha privato della sua misericordia. Ha concesso ai buoni e ai cattivi l'essere comune con le pietre, la vita del seme comune con gli alberi, la vita del senso comune con le bestie, la vita dell'intelligenza comune con i soli angeli. Da lui sono ogni misura, ogni bellezza, ogni ordine, la proporzione, il numero e il peso. Da lui è ogni essere secondo la propria natura, di qualsiasi genere, di qualsiasi valore. Da lui sono i semi delle forme e le forme dei semi e il divenire dei semi e delle forme. Anche alla carne egli ha dato l'origine, la bellezza, il vigore, la fecondità per la propagazione, la struttura delle membra, il benessere organico. Anche all'anima irragionevole ha dato la memoria, il senso e l'appetito e a quella ragionevole la mente, l'intelligenza e la volontà. Egli non ha lasciato senza l'armonia e quasi la pace delle parti non solo il cielo e la terra, l'angelo e l'uomo, ma anche l'interno di un piccolo e insignificante animale, la piuma di un uccello, il fiore dell'erba, la foglia dell'albero. Quindi non si deve assolutamente pensare che abbia voluto rendere estranei alle leggi della sua provvidenza i regni umani, i loro domini e soggezioni.

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